lunedì 30 settembre 2013

SI CAMBIA UN PO'

Un po' si cambia. La faccina del mio blog è cambiata, una casa bohemienne che spero vi accolga sempre, dove troverete pensieri sparsi e contributi, spero vi piaccia questa nuova veste!
A presto, :-) Nina.

sabato 28 settembre 2013

Mamma che disordine!: Una dichiarazione d'amore

Vabbè visto che ho fatto tanto casino ne approfitto per segnalare questo splendido blog, ci troverete idee, spunti, dubbi, domande di una mamma di due piccoli che scrive benissimo ed è davvero vulcanica.
Un abbraccio a tutti e vi aspetto presto tutti qui per il mio prossimo post!
Nina.

http://mammadisordine.blogspot.it/

lunedì 17 dicembre 2012

Post un po' delirante su una serie di cose


Post un po' delirante su una serie di cose. In assoluto questo per me è stato l'anno in cui ho avuto più difficoltà a relazionarmi con le persone. Ho fatto un sacco di errori ma ho anche intravisto per tempo il becero opportunismo, ho perso degli amici, dei conoscenti quasi amici e ne ho conquistati altri, è comunque amaro il risvolto di questo 2012 per quanto riguarda l'amicizia, faccio questa riflessione su un sentimento che ritengo sempre meno contemporaneo, sempre meno affine a questa vita di corsa e rincorsa che facciamo, io stessa mi sono rinchiusa nella mia famiglia-isola felice e premio solo chi mi insegue instancabilmente, chi per riuscire a fare due chiacchiere con me mi tempesta di telefonate e messaggini e non demorde. E non ne vado fiera. Proposito per il 2013 (mai fatto propositi), è quello di prendermi cura degli amici, soprattutto di quelli che mi inseguono.
A questo proposito pubblico una riflessione di un sociologo americano che descrive perfettamente facebook, il suo mondo, l'amicizia su facebook e le nostre vite condizionate da facebook.

"Nel 1901 Émile Zola pronunciò la famosa frase: «Secondo me non si può dire di aver veramente visto una cosa finché non la si è fotografata». Oggi circola una battuta analoga: «Se la cosa non è stata pubblicata su Facebook, non è avvenuta». Chi utilizza Facebook, ha molti «amici» sul social network e vi accede parecchie volte al giorno, tende a percepire il mondo inmodo diverso. Siamo sempre più attenti all’impressione che darà di noi una foto su Facebook, all’aggiornamento del nostro profilo o a collegarci.
Mentre scrivo questo articolo in un caffè americano, posso accedere a Foursquare — il social network che permette di condividere la propria posizione geografica —, riportare su Twitter una battuta spiritosa sentita al tavolo accanto e scattare un’interessante fotografia della perfetta schiuma che aleggia sulla superficie del mio cappuccino. È facile: con il mio telefono posso fare in pochi minuti tutto questo e molto altro. E, soprattutto, le mie iniziative avranno un pubblico. Centinaia delle persone a cui sono più vicino le vedranno e qualcuno risponderà con commenti e con un «mi piace».
Mi sono abituato così a vedere il mondo in termini di quello che posso pubblicare (o non pubblicare) in Internet. Ho imparato a vivere e a presentare una vita che possa piacere. Molti hanno criticato Facebook perché trasforma la bellezza non quantificabile dell’esperienza umana in qualcosa che si possa inserire in un database, o perché abusa di quel database per procurarsi profitti favolosi. Sono critiche valide, ma la mia preoccupazione è che il vero potere dei social media sia quello di insinuarsi dentro di noi, cambiando il modo in cui la nostra coscienza percepisce il mondo, anche quando siamo disconnessi.
La fotografia di cui parlava Zola è stata inventata circa 150 anni fa e le nuove possibilità che ha aperto hanno fatto scalpore ovunque: potevamo documentare in modo nuovo noi stessi e il nostro mondo conmaggior dettaglio e in forma assai più duratura. Oggi i social media forniscono anch’essi un sistema nuovo, di ambito più largamente sociale, di documentare noi stessi, la vita e ilmondo. Mai prima d’ora era stato possibile registrare e mostrare a tutti i nostri amici un flusso di foto, pensieri e opinioni con questa intensità e facilità. Il potere di trasformazione dei social media è sicuramente di portata e significato simile all’invenzione della fotografia.
Il fotografo sa bene che dopo aver fatto molti scatti acquista un «occhio fotografico»: si comincia a vedere la realtà attraverso un mirino, a ragionare con la logica della macchina fotografica, in termini di inquadratura, luce, profondità di campo, messa a fuoco, movimento e così via. Anche senza avere la macchina a portata dimano, il mondo si trasforma in un potenziale set fotografico.
Oggi c’è il pericolo di acquisire un «occhio da Facebook»: il nostro cervello è sempre alla ricerca delle occasioni in cui il volatile momento dell’esperienza vissuta possa essere meglio tradotto in un post su Facebook, in un messaggio che possa attrarre il maggior numero di commenti e di gradimenti. Facebook fissa sempre il presente come un passato futuro. Con questo voglio dire che gli utenti dei social media sono sempre consapevoli che il presente è qualcosa che si può pubblicare online e che sarà consumato da altri. Siamo così presi dal pubblicare la nostra vita su Facebook da dimenticarci di viverla nel presente?
Pensate a una volta in cui avete fatto un viaggio con una macchina fotografica in mano e poi a un’altra in cui non l’avevate. L’esperienza è leggermente diversa. Abbiamo un rapporto diverso con la realtà quando non dobbiamo curarci di documentarla.
Oggi i social media ci mettono nella condizione di essere sempre in viaggio con la macchina fotografica in mano (metaforicamente e spesso letteralmente), di essere sempre in grado di documentare. Ultimamente, assistendo a spettacoli di musica dal vivo, ho notato che sempre più spesso la gente si distrae dallo spettacolo perché vuole scattare foto e riprendere video da mettere su Facebook e su YouTube. Quando la scorsa settimana ho preparato una colazione particolarmente appetitosa, ho messo la foto su Facebook ancor prima di assaggiarla. «L’occhio da Facebook» in azione.
Susan Sontag ha scritto che «tutto esiste per finire in una fotografia»; oggi potremmo dire che, sempre più, la maggior parte di quel che facciamo esiste per finire su Facebook. Il cane dell’esperienza vissuta viene fatto scodinzolare dalla coda Facebook".
Twitter @nathanjurgenson
(Traduzione di Maria Sepa)
Nathan Jurgenson

sabato 22 settembre 2012

LA STELLA DI NATI MATTI

E' davvero tanto tempo, troppo, che non scrivo sul mio amato blog, sono passati mesi e tante cose nella mia vita sono cambiate. Non tutte positive ma non sono ancora pronta per parlarne.
Oggi ho voglia di fare una sorpresa ad una amica perchè senza volerlo, mi ha detto delle frasi che hanno fatto click nella mia testa e per questo la ringrazio.

Stella è prima di tutto molto bella. Ha un aspetto vagamente mediorientale che le dà un'aria davvero particolare, poi ha il fuoco dentro. Difficile restare indifferenti, io (lo sapete) sono sempre affascinata da chi cerca di distinguersi con attività uniche nel loro genere, interessanti, comunque originali. Bene, lei è una di quelle persone che ha avuto coraggio, determinazione, talento. Talento secondo me moltissimo.

In attesa di farle una bella intervista su Metabolè, in cui ci presenterà la sua nuova collezione, le rubo alcune foto delle sue creazioni per farvi assaggiare la collezione estiva.
Queste opere le trovate da Nati Matti, in via delle Orfane 24/D a Torino, se volete curiosare la pagina facebook eccola: 
https://www.facebook.com/pages/Nati-matti/280619492004379?ref=ts

Abito CORALLO

Abito ABBRACCIO, io questo ce l'ho, comodissimo e indossato è strepitoso!
Nuove creazioni autunnali, io adoro l'abito GERMANY, quello con banda rossa.

Anche questa canotta indossata è stupenda.
Abito GHIRIGORO

... E questo ce l'ho solo io!! e chi mi segue su Instagram l'ha visto anche indossato, magnifico e troppo comodo.


REPARTO BAMBINI...


Non sono bellissimi?

Abbinamenti e modelli davvero originali






lunedì 23 luglio 2012

PREMIO!

 

 

 

 

Beh, mi sembra più che doveroso ringraziare Robin :) per aver assegnato un premio al mio blog, come meritevole fra cinque blog con meno di 200 iscritti, ecco la lista:

Nel ringraziarla le chiedo anche scusa se non sto seguendo le regole in maniera ortodossa, non ho molto tempo ultimamente, però ci tengo a ringraziarla e a fare pubblicità al suo blog, eccolo!

http://dovehovistote.blogspot.it/2012/07/un-premio-2.html

GRAZIE ANCORA!!!

giovedì 12 luglio 2012

SPAZIO MELATIRO: CITAZIONI!

Il "Moto ondoso": Francesco Aprile spopola sul web

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Spazio melatiro: la mia intervista al poeta Francesco Aprile è stata citata su youreporter.... Per la cronaca, io e Lara Cardella :) Vi copio link e servizio, sono cose belle.


Descrizione dell'utente

Lo hanno definito il Leopardi del terzo millennio. Francesco Aprile torna in libreria con il suo ultimo libro, "Moto ondoso", pubblicato da Galassia Arte. Uscito a metà Giugno, a distanza di pochi giorni sold out, è già alla seconda edizione.

"Francesco Aprile non è soltanto un poeta, seppure principalmente sia questo: è anche un fenomeno di difficile spiegazione per la sua popolarità in rete ottenuta in così breve tempo e grazie esclusivamente ai suoi scritti. Seguitissimo in pagina, un account con 5000 contatti su Facebook, un blog visitato e commentato quotidianamente e frequentemente, i suoi aforismi scaricabili attraverso un'applicazione, i suoi pensieri condivisi da una schiera nutritissima di fan e amici e tutto ciò senza mai assumere atteggiamenti ruffiani, anzi, spiazzando continuamente chi lo segue con paradossi, cambi di prospettiva, affermazioni mai banali, giochi di parole ed acrobazie logiche." (Lara Cardella)

Dall'intervista di Cinzia Girardo:

D: Ti seguo sempre su Facebook, amo il tuo linguaggio tagliente e mai stucchevole. I tuoi status e i tuoi aforismi spesso mi lasciano per un attimo perplessa, poi li rileggo e alla fine ti do sempre ragione. Questo capita con chi sa usare bene le parole. È per questo, secondo te, che i tuoi aforismi riscuotono un così largo consenso tra il pubblico?

R: << Mi piace essere ironico, innanzi tutto con me stesso. Credo che molti apprezzino la mia sincerità, la voglia di dire qualcosa senza la preoccupazione di riscuotere consensi. Il mondo è pieno di persone banali, di frasi fatte, di pensieri che trasudano falsi moralismi. Io dico sempre quello che penso, altrimenti taccio. E questo piace molto alla gente, al di là del fatto che le mie idee possano essere condivise o meno. È una questione di onestà intellettuale e di coerenza. >>

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domenica 8 luglio 2012

Il "Moto ondoso": Francesco Aprile e il suo libro, spopolano sul web.


Copertina di "Moto ondoso" - Galassia Arte -
Francesco, continuo a seguirti e ad innamorarmi ogni volta dei tuoi versi…
"(...) Anche i pensieri
farebbero rumore
a masticar silenzi,

se tu fossi

la metà di
quel che sei."

(Francesco Aprile, "La seconda volta", Moto ondoso, Galassia Arte, pag. 51.)

Lo hanno definito il Leopardi del terzo millennio, Francesco Aprile torna su Metabolè con il suo ultimo libro, “Moto ondoso”, pubblicato da Galassia Arte. Uscito a metà Giugno, a distanza di pochi giorni è già sold out ed è in ristampa.
Francesco, meglio di così… Un’altra impresa titanica che riconferma il tuo successo. Ricordo che anche tu eri quasi stupito da quanto il tuo blog e i tuoi libri fossero letti, pur trattando di poesia. Dimmi: è la poesia ad andare di moda o sei tu che sei bravo?
La poesia non va di moda, basta andare in una qualsiasi libreria per rendersi conto di quanti pochi titoli che trattano poesia ci siano sugli scaffali, soprattutto di autori contemporanei. Non so spiegarmi il perché di questo successo, davvero inaspettato. So che è un'emozione unica, una gratificazione indiscutibile. L'unico tempo che ho lo dedico alla scrittura, lascio agli altri il piacere di formulare teorie a riguardo.
Francesco Aprile

Ti seguo sempre su Facebook, amo il tuo linguaggio tagliente e mai stucchevole. I tuoi status e i tuoi aforismi spesso mi lasciano per un attimo perplessa, poi li rileggo e alla fine ti do sempre ragione. Questo capita con chi sa usare bene le parole. È per questo, secondo te, che i tuoi aforismi riscuotono un così largo consenso tra il pubblico?
Mi piace essere ironico, innanzi tutto con me stesso. Credo che molti apprezzino la mia sincerità, la voglia di dire qualcosa senza la preoccupazione di riscuotere consensi. Il mondo è pieno di persone banali, di frasi fatte, di pensieri che trasudano falsi moralismi. Io dico sempre quello che penso, altrimenti taccio. E questo piace molto alla gente, al di là del fatto che le mie idee possano essere condivise o meno. È una questione di onestà intellettuale e di coerenza.
Immagine di presentazione del suo blog: http://francescoaprile.blogspot.it/

Quanto c’è della tua vita privata nel tuo nuovo libro? 
Tantissimo. Molte poesie le ho scritte dopo aver litigato con la mia compagna, per esempio. Altre, quelle più romantiche, dopo aver fatto pace. Ma non tutto quello che scrivo parla necessariamente della mia vita privata. Ogni poesia è parte di me, senza dubbio, ma mi piace affrontare anche temi che esulano dalla mia esperienza personale.
Il successo del tuo ultimo libro conferma che possiedi tutti gli strumenti per essere un poeta, direi un artista del pensiero e delle parole. Non temi mai che questo dono, questa tua voglia di scrivere possa sfuggirti? Come reagisci, se ti è capitato, alle cosiddette crisi da foglio bianco?
Io scrivo in continuazione, da sempre. Non mi pongo questo problema, se devo essere sincero. Scrivo perché sento che ho qualcosa da dire, dunque se un giorno non dovessi più farlo è perché non ne sentirei l'esigenza. In quel caso potrei sempre pubblicare raccolte su raccolte delle mie poesie più belle nei periodi natalizi.
Alle crisi da foglio bianco reagisco posando la penna. Ho molto rispetto della scrittura, per me è un atto sacro. Se capisco che non tira aria e l'unica cosa che mi viene da scrivere ha la stessa dignità della lista della spesa, a quel punto scrivo quella e vado al supermercato.
Secondo te si può imparare a scrivere poesie?
Si può imparare a scrivere. La poesia è una malattia genetica, è nel DNA e, dunque, non è trasmissibile. Si può imparare ad apprezzarla, quello sì, come tutte le cose belle che spesso, troppo spesso, ci passano accanto senza che ce ne accorgiamo.
Ringrazio Francesco per questa intervista e vi invito a leggere il suo ultimo libro, “Moto ondoso” (Galassia Arte), che mi ha regalato tante emozioni.