domenica 18 marzo 2012

Domenica e vita




Disordine, bagnetto, pappa, nanna, niente nanna, giochi, birilli, pista, no pista, rotta, tetta, nanna, sinanna, amore, baci, ti stritolo! Sole, giardini, bambini, litigi, pianti, casa, disordine, swiffer,  piatti, lavati, tavola, stracchino, pane, no pane, ma si pane, io tacchino, io insalata, lui pasta, infinita pasta, ti amo, caffè, email, lavoro, sms, nonna, nonno, calma, cazzeggio, pensieri, programmi, libro, lui, miavita, lui,  famiglia, amici, chiacchiere,  sorrisi, bambini, piccoli, grandi, coppie, scoppiate, scoppiati, torta, candelina, foto, zii, nonni, fratello, salatini, macchina, nanna, niente nanna, pappa, niente pappa, camomilla, tacchino, stracchino, camomilla, tetta, camomilla, tetta, tetta, nanna.
Un grazie speciale ad Annalisa di The Apple Market che con il suo gusto e la sua esperienza ha dato un nuovo look a Metabolè, di mio c'è solo lo sfondo di Pollock, il resto della grafica è tutta farina del suo sacco!
Non perdetevi le prossime interviste, Notte serena.

sabato 17 marzo 2012

Annamaria Testa: Creatività e Atteggiamento Mentale = NeU

Sono felicissima di potervi proporre oggi questo post, Annamaria Testa, una delle copywriter più talentuose dello scenario italiano mi ha concesso un'intervista, per me è stata un punto di riferimento importante a livello formativo e credo che i suoi spunti potranno essere molto apprezzati anche da voi! 
Che cos'è NeU? Leggete il post e lo scoprirete!
Annamaria è una delle ragioni per cui non mi sono mai pentita di aver scelto di laurearmi in scienze della comunicazione, all’epoca, anni ’90, ha fatto alcuni interventi durante il corso di teoria e tecniche della comunicazione di massa e si parlava già di evoluzione della creatività in ambito pubblicitario e lei per noi studentelli era un vero e proprio guru (e ancora lo è). Per intenderci, è lei quella di "liscia, gassata o ferrarelle", o "Golia Bianca sfrizzola il velopendulo". Ma lei mi risponde cosi...
ANNAMARIA:
Dai... i guru non esistono.

Secondo te seguire una campagna oggi rispetto a quegli anni è tanto diverso? E se si in che cosa in particolare.

ANNAMARIA:
E' diverso sì e no.
No, non è diverso per quanto riguarda la struttura di base del lavoro e i suoi obiettivi. Si tratta sempre di capire azienda, prodotto, mercato, pubblico, e di tradurre al meglio quanto l'azienda vuole dire.
Sì, è diverso per quanto riguarda le dinamiche di relazione con i clienti (sono molto meno chiare che in passato), per quanto riguarda segmentazione (oggi molto più accurata) e la multimedialità, per quanto riguarda la progressiva perdita di una dimensione professionale, e se vogliamo artigianale, che in passato era molto più forte.
E infine sì, purtroppo, per quanto riguarda sia la voglia di sperimentare, sia la qualità autoriale del lavoro prodotto.
 
Si dice (e si sa) che le agenzie di comunicazione e creatività siano tutte molto in crisi, tu che cosa ne pensi? Si tratta solo di una fase di cambiamento o davvero le aziende non hanno più bisogno di comunicare?
ANNAMARIA:
La finanziarizzazione degli anni Novanta ha dato luogo, non così paradossalmente, a una perdita d'identità delle agenzie. Poco dopo la perdita di identità, c'è stata una perdita di reputazione e, infine, una pesantissima riduzione del billing. Ho il sospetto più che fondato che i tre fenomeni siano altamente correlati.
Ma le aziende oggi hanno più che mai bisogno di comunicare. E l'offerta delle agenzie dovrà cambiare di conseguenza. Insomma: viviamo in tempi interessanti.


Ci racconti qual è stata la campagna più folle che hai seguito?

ANNAMARIA:
Ciascun lavoro ha la sua dose dei follia. E forse la follia sta nello scrivere in sé. Una volta ho provato a fare un elenco provvisorio e parziale delle cose che ho scritto in tutta una vita professionale. Te lo ricopio: qualche migliaio di titoli e testi pubblicitari, più di un centinaio fra script e storyboard, una sceneggiatura per un cortometraggio, le parole di alcune canzoni, le parole di qualche jingle, una ventina di testi per un programma radiofonico, un anno di gag per la televisione, più di un centinaio di documenti di strategia, qualche decina di inviti a manifestazioni, un paio di testi per lapidi o targhe commemorative, alcune decine di articoli per quotidiani e periodici, diverse decine di presentazioni in .ppt, l’intero programma di un festival, le introduzioni a due libri sui giardini, l’introduzione a qualche altro libro di argomento vario, un programma elettorale, una decina di comunicati stampa, in media un paio di testi di biglietti d’auguri per ciascun anno nuovo, una quindicina di proposte di nomi per nuovi prodotti, qualche libretto di istruzioni, una mezza dozzina di
foglietti illustrativi e testi per il packaging, diversi etti di brochure, sales folder e materiali below the line, qualche lettera per il direct marketing, tre anni di contenuti per il web, diverse relazioni da inserire in atti di seminari e convegni, la traccia e i materiali (riveduti ogni anno, da sedici anni) di un corso universitario su comunicazione e creatività, tutti i testi di una bolletta dell’energia elettrica, di una del telefono, dell’estratto conto di una banca e della sterminata quantità di note e comunicazioni che la stessa spedisce ai suoi clienti, una trentina di racconti, sei saggi su comunicazione e creatività.
Ci racconti che cos'è NeU, una nuova avventura?
ANNAMARIA:
Si, vorrei terminare ricordando una scommessa di scrittura (e anche di narrazione e di dialogo) che mi sta molto a cuore. E' questa: Nuovo e Utile
Dietro NeU c'è la voglia di condividere alcune cose che ho imparato. E anche di raccontare che la creatività è una faccenda più complessa e più appassionante di quanti molti pensano. E non riguarda solo la pubblicità: è un atteggiamento mentale che tutti possiamo, e dobbiamo, coltivare.

 
Vi lascio con alcune immagini di sue campagne, sono certa che vi faranno fare un tuffo nel passato, a me ricordano ancora una volta che quando ci si spreme il cervello e si tirano fuori idee si può annullare la volgarità, certo sbattere a tutta pagina un bel paio di tette (finte) costa molto meno sforzo... Però il prezzo (caro) lo paghiamo noi, ovvero l'omologazione, ci vogliono tutti uguali, tutti con gli stessi gusti e gli stessi atteggiamenti mentali, così è più semplice governarci e accontentarci.

LISCIA, GASSATA, O FERRARELLE

CAMPAGNA GOLIA



CAMPAGNA CUORE


CAMPAGNA ILLY


CAMPAGNA AIRONE

sabato 10 marzo 2012

Simone Mussat Sartor: sono sempre stato un pessimo attore. sono lontanissimo dalla fotografia. ora arrivo.

Simone ha un negozio a Torino che evito accuratamente perché il rischio è mollargli lo stipendio ogni volta, stile berlinese, molto minimal, ormai direi anche molto torinese, menzionato nei libri di Culicchia, insomma uno di quei posti che io devo dribblare perché mi piace tutto ma proprio tutto tutto, ogni pezzo delle sue collezioni è di una bellezza che io definirei intelligente, anche le sue modelle hanno l’aria intelligente, dico davvero.
Simone: no, per correttezza bisogna dire che born é principalmente di judith e julia. siamo tre soci, ma loro sono le designer serie ... Io ho lavorato diversi anni con Mario Merz a metà - fine anni novanta, poi ho fatto design per qualche anno, dopo aver fatto il negozio Born in Berlin a torino e berlino sono entrato a far parte della società nel 2007. 
Lui è di quelli che hanno un po’ l’arte negli occhi e nelle mani, decide di fare due o tre scatti così tanto per, e così tanto per li manda alla selezione del concorso Leica 24 x 36 e ovviamente tanto per si piazza pure bene. La cosa si fa ancora più interessante quando ti risponde candidamente che lui non ha una macchina foto. Non saprebbe usarla.
Simone queste foto sono anche un bel po’ effettate, che cosa hai usato? Soprattutto mi incuriosisce il primo scatto, quello della ragazza. 
Simone: poco effetto. solo un po' di tilt shift. per il resto tutta natura. non ho macchina foto, non saprei usarla. solo iphone e apps per iphone

Deve essere stata una bella sorpresa e una soddisfazione arrivare cosi in alto in un concorso con un numero immenso di partecipanti, pensi di proseguire facendo sul serio con la fotografia? 
Simone: mi hanno detto di continuare un po' seriamente, ma non credo faccia per me.. al concorso leica forse qualcuno mi ha paraculato in giuria (ahahahahah) son stato fortunato… 
Nel profilo facebook del tuo negozio ci sono altri scatti molto belli delle tue collezioni, sono sempre opera tua? E soprattutto posso rubarli per questo post? 
Simone: gli shooting di Born non sono miei, ma di fotografi professionisti, a parte tre o quattro scatti molto riconoscibili.. prendi quel che vuoi! 
Sicuramente, se lui vorrà, dedicherò un post solo al suo negozio, Born in Berlin, perché davvero ne vale la pena, sono certa che soprattutto le mie followers in UK apprezzerebbero moltissimo. Ecco pochissimi assaggi sparsi delle collezioni passate e presenti:

mercoledì 7 marzo 2012

Francesco Aprile, I poeti scrivono di notte, quelli come lui sempre. (citazione rubata a lui).

Francesco Aprile
Prima ho curiosato qui:
Poi ho letto questo:

Trave rovescia
Vicini, ma di schiena.
Nel freddo di un calore.

Senza guardarsi in faccia,
ché poi dobbiam parlare.

Ci sono. Tu ci sei.
Se dormi me ne accorgo.

Se penso mi correggi.
Due ellissi, un equatore.

E poi gli ho chiesto un’intervista.
Francesco Aprile è un poeta, scrive aforismi e da poco è uscito il suo secondo libro Un attimo di cielo (Aletti, 2011), una raccolta di poesie che sta facendo incetta di critiche positive.  Devo dire che ho conoscenti che si dilettano con i versi e la metrica, quando poi ti scontri con uno così vorresti supplicarli di abdicare e lo dico (scrivo) senza sarcasmo, anzi, con estremo affetto.
Beh cominciamo! 
Francesco i tuoi versi sono, a mio parere, di un’armonia che pare quasi antica e nello stesso tempo di una modernità impressionante, infatti non stonano per nulla né su di un blog, né sui social network, c’è un rapporto che lega il tuo modo di scrivere a questi nuovi modi di comunicare?
FRANCESCO: Ho sempre visto la poesia come un'occasione per potermi esprimere al meglio. Pur studiandola da anni, seguendone complessità ed evoluzione, tra epoche e autori, ho sempre cercato di forgiare un mio linguaggio, evitando forzature espressive e imitando stilemi. Se da una parte è giusto rispettare regole e princìpi di un genere letterario, credo sia naturale e corretto, dall'altra, declinarli al nostro modo di comunicare oggi. Quello mi interessa raggiungere: una musicalità nei versi spontanea e soprattutto attuale, credibile.
Il tuo blog  IL DELIRIO DEL POETA dedicato alle tue opere, ha un grande successo, oltre 20.000 visite mensili, secondo me al giorno d’oggi è praticamente un fenomeno che andrebbe analizzato, te lo aspettavi? Sei riuscito a capire che tipo di pubblico ti è più affezionato?
FRANCESCO: l'idea del blog è nata proprio dalla gente, dal pubblico sempre più vasto che mi seguiva sul web. Non pensavo potesse riscuotere un così grande interesse, in fondo è un blog di poesia, non di moda o musica. L'ho sempre pensato e voluto come un laboratorio virtuale, dove condividere con gli altri le mie emozioni, più che come il classico spazio statico e autocelebrativo. Credo che questo la gente lo abbia sempre percepito e apprezzato. La poesia, come l'arte in genere, è di tutti e per tutti. Ed è straordinario che altre persone possano leggerti e riconoscersi in quello che scrivi. Sono davvero soddisfatto di questo.
Quando hai iniziato a scrivere, e quando la scrittura è diventata anche il tuo lavoro?
FRANCESCO: Ho scritto da sempre, non ricordo un momento particolare in cui ho iniziato. E non ho mai visto la scrittura come un lavoro. Tutto è nato da un susseguirsi di eventi, non c'è mai stato nulla di premeditato, in questo senso. La decisione di pubblicare è nata da quando la gente ha iniziato a interessarsi a me e ai miei scritti. È una soddisfazione innegabile, ma la priorità per me è scrivere. La pubblicazione viene dopo, non è fondamentale.
I tuoi versi mi viene anche da immaginarli cantati, che ne so, anche solo chitarra e voce, mai pensato a delle collaborazioni musicali?
FRANCESCO: Sì, più volte ho immaginato i miei versi all'interno di canzoni. Sarebbe bello poter unire parole e note. Anzi, sai che ti dico? Se c'è qualche musicista interessato, tra i lettori, si faccia pure avanti. Io ci sto!

Ringrazio Francesco e Lara per avermi dato l’opportunità di farmi e farvi conoscere questo talento contemporaneo, spero sia la prima di una lunga serie di interviste che gli farò.

Il suo ultimo libro

martedì 6 marzo 2012

THE APPLE MARKET

The Apple Market

Sono qui con il mio pargoletto tra le braccia, scrivo con la sinistra perché la destra è sotto la sua testolina, mi scappa la pipì da un’ora ma se mi muovo si sveglia!
Scrivo per ringraziare chi viene a visitare il mio blog neonato (anche lui!), mi fa tanto piacere avere tutte queste visite, peccato che ho solo UNA follower! Mi sembra di scrivere solo per me stessa ma pazienza, non mi scoraggio!
Voglio prima di tutto segnalarvi questo blog: The Apple Market
Perché? Perché è bellissimo, La proprietaria si chiama Annalisa, ogni volta che leggo un suo post mi sembra di avere davanti una sequenza fotografica degli eventi che descrive, sono certa che appassionerà anche voi!
Un’ultima cosa: riguardo alle interviste del mio blog mi vengono fatte le domande più assurde, a scanso di equivoci vi dichiaro che non mi paga nessuno, che non pago nessuno, ma che intervisto solo chi veramente mi piace e mi appassiona… Tanto da avere la faccia tosta di chiedergli un’intervista, al momento mi è andata bene, ho trovato solo persone disponibili, chissà se sarà sempre cosi! Mi raccomando non perdetevi l’ultima intervista a Fabio Geda, e a breve arriveranno altri interessanti post, ciao!

lunedì 5 marzo 2012

Fabio Geda e la realtà che diventa narrativa.



Il suo grande successo

Il suo ultimo libro
Ed eccomi con un’altra chicca per voi, almeno spero perché io mi sono letteralmente innamorata del modo di scrivere di Fabio. Nel mare ci sono i coccodrilli è un libro commovente per la storia (vera) ma che ti trafigge il cuore per il modo in cui è narrata.
Fabio Geda è un giovane scrittore, io e lui siamo della stessa annata (1972), compagni di università e lui per anni si è occupato di disagio minorile, infatti, la prima cosa che voglio chiedergli è quanto il suo lavoro lo ha influenzato nel suo modo di scrivere e quando e come ha iniziato a credere che la scrittura sarebbe stata la sua attività principale.
FABIO: Ho iniziato a credere che la scrittura sarebbe stata la mia attività principale solo quando lo è diventata. Non ho sono mai osato sperarlo, se non in qualche sogno notturno. Già tanto era, per me, pensare di farla diventare un’attività parallela a un’altra più redditizia, o un bel modo di occupare il tempo libero, o una attività part-time. In ogni caso, ancora oggi faccio bene attenzione a considerare questa fortuna come un capitale da reinvestire continuamente: tutto quello che si guadagna rapidamente lo si può altrettanto rapidamente perdere. Insomma, devo ancora lavorare molto prima di sedermi sugli allori. 
Mi racconti come è stato il tuo impatto con il mondo dell’editoria? Anche per te ci sono state un sacco di porte sbattute prima di trovare chi ha creduto nel tuo lavoro? Consiglieresti a chi come te è scrittore appassionato di proseguire per questa strada?
FABIO: Il fatto è questo: è da quando ho vent’anni che tento di scrivere romanzi. E per quasi quindici anni non ho fatto che affastellare romanzi morti a pagina venti, cinquanta, ottanta. Insomma, li cominciavo e poi, a un certo punto, non sapevo più come andare avanti. Oppure, rileggendoli, mi rendevo conto – senza bisogno di interpellare altri per capirlo – che facevano cagare. Non ne ho mai spedito nessuno agli editori semplicemente perché non c’era mai nulla da spedire: mi arrendevo prima di finire il lavoro. Poi un giorno, nell’inverno del 2005, ho cominciato a scrivere quello che sarebbe diventato “Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani”: quando in primavera l’ho finito mi sono reso conto a) che per la prima volta avevo portato a termine un romanzo e b) che non faceva poi così cagare. Così, dopo quindici anni di tentativi silenziosi, ho deciso di farne dieci copie e spedirle a dieci piccoli editori. Otto hanno risposto: no, grazie. Due di loro – Marcos y Marcos e Instar – quasi in contemporanea, hanno risposto dicendo che sì, il libro gli piaceva, e che erano disposti a pubblicarlo. La Instar è arrivata un attimo prima, e oltretutto era della mia città: esordire con loro è stato naturale. Se consiglierei a chi è uno scrittore appassionato di continuare a perseguire la sua passione? Ma certo! Io, anche non avessi pubblicato, in questo momento sarei comunque a casa a scrivere, indipendentemente da tutto e tutti. Questo è sicuro. 
Il tuo ultimo libro, L'estate alla fine del secolo arriva dopo un successo quasi planetario di Nel mare ci sono i coccodrilli, ci racconti con che spirito si scrive un altro libro dopo un tale successo? Si riesce a restare indifferenti o si sente la “pressione dell’aspettativa”?
RISPOSTA: Questo dipende dall’uomo che c’è dietro lo scrittore. Io non mi entusiasmo granché per i successi e non mi deprimo granché per gli insuccessi. Faccio quello che sento di dover fare e tento di farlo al meglio. Punto. Ho universi interi di storie da raccontare, dentro di me. E più vivo, più trovo materiale da usare nei romanzi. La vita è sorprendente. Indagarla con le storie è una cosa che farò sempre, finchè avrò respiro. Ci saranno storie che piaceranno a certi lettori e storie che piaceranno ad altri lettori. Quindi, sono molto tranquillo.  
Ti faccio un’ultima domanda “di colore”, come hanno reagito i tuoi ragazzi al tuo straordinario successo?
FABIO: I ragazzi della mia comunità, quelli con cui lavoravo? Sono ragazzi che non hanno mai aperto un libro in vita loro. Prendono questa cosa di vivere scrivendo romanzi come una simpatica bizzarria. Niente di più.
Ringrazio Fabio per la sua disponibilità e gli auguro un successo stra-planetario, sarà tutto più che meritato.

giovedì 1 marzo 2012

Lara Cardella torna. E a 131 km/h.



Oggi vi faccio una bellissima sorpresa, ne sono sicura!

Lara Cardella, la scrittrice siciliana, di Volevo i pantaloni mi ha fatto il grande onore di concedermi una breve intervista per il mio blog e dunque anche per voi!

Lara è una persona speciale, negli anni ottanta mi sono letteralmente nutrita del suo libro, simbolo della mia generazione: in quegli anni ero nel pieno della mia adolescenza e dei suoi subbugli ormonali e lei, pur raccontando una realtà completamente diversa da quella in cui ero immersa io rappresentava le mie stesse pulsioni di ribellione. Ecco, per me lei era esattamente la ribelle che avrei voluto essere.

Ecchisselo sarebbe immaginato che moltissimi anni dopo l’avrei nuovamente incontrata su facebook, appena ho visto che aveva un account le ho chiesto l’amicizia e da allora tutti i giorni mi accompagna con i suoi “spunti di vita”, i suoi post sempre ironici, pungenti, mai (e davvero mai) banali. E questo per me è il talento.

E’ appena uscito il suo nuovo libro, 131 km/h (Barbera Editore) e le chiedo subito di commentarmi una frase che ho letto in una sua intervista a Libero in cui annunciava la decisione di lasciare la Sicilia «Qui la legalità ha abdicato, vado al Nord»:

Lara: Quella frase mi ha molto infastidita, Cinzia, perché ne hanno fatto un titolone dai toni leghisti e perché non corrispondeva affatto a ciò che avevo detto io. Hanno unito due mie dichiarazioni assolutamente indipendenti: "Vado al Nord", perché ho fatto domande d'insegnamento a Bergamo; "Qui la legalità ha abdicato" con un preciso e puntuale riferimento al momento dei blocchi e con un'amara riflessione sul PdL che continua a spopolare alle elezioni in Sicilia. Sono rimasta amareggiata e delusa: sono anti-legaiola da una vita, una frase del genere è risultata offensiva per tutto il Sud.

Addentrandoci invece nella tua vita da scrittrice, questo libro arriva dopo 20 anni da Volevo i pantaloni, pensi che sia cambiato il tuo modo di scrivere?

Lara: "131 Km/h" arriva dopo 20 anni da "Volevo i pantaloni" e quasi 13 da "Finestre accese". Certo che è cambiato il mio modo di scrivere, soprattutto perché ho continuato instancabilmente a studiare e leggere, sono una donna più informata e quindi più impegnata in vari aspetti della vita, primo fra tutti la politica. Al di là dei contenuti, inoltre, c'è una maggiore attenzione da parte mia alla forma, per rispetto verso chi mi legge. Negli anni ho iniziato a coltivare la passione per la Linguistica e da lì la mia venerazione per la Lingua italiana. Sono particolarmente orgogliosa di un progetto che sta avendo un successo inaspettato: io e il mio compagno, il poeta Francesco Aprile, abbiamo fondato una pagina su Facebook, "Salviamo 'qual è' dall'apostrofo", una scommessa. Siamo riusciti a coinvolgere più di 25.000 persone che ci segnalano strafalcioni di ogni genere ed è bellissimo che, tra i fan, vi siano molti ragazzi.

Quando hai iniziato a scrivere eri davvero giovane, pensi che la te stessa di allora, catapultata nella sicilia di oggi riscriverebbe Volevo i pantaloni?

Lara: Me l'hanno chiesto spesso e me lo sono chiesto pure io: riscriverei "Volevo i pantaloni"? La risposta è sì, nonostante le polemiche che hanno distrutto la serenità mia e dei miei cari. Sì perché le violenze vanno denunciate, sì perché si deve rompere l'omertà, sì perché non mi pento di nulla. Soltanto, oggi, farei molta più attenzione alla forma.

Ti faccio questa ultima domanda, che in realtà è un piacere personale, mi racconti qualcosa della tua telefonata con Moravia?

Lara: La telefonata di per sé è stata sconvolgente, Cinzia. Avevo 20 anni, lui era il mio mito e non avrei mai immaginato che rispondesse al telefono personalmente. Mi colse, quindi, già impreparata. Riuscii a farmi coraggio e con l'incoscienza mia tipica gli chiesi un'intervista. Puoi immaginare la mia reazione al suo sì, anche perché non scrivevo per alcun giornale, era un'intervista solo per me. Poi andai a Roma, a casa sua, e lo sfinii di domande, qualcosa come 2 ore a parlare di Pirandello, Sartre, Elsa Morante, Dacia Maraini, Carmen Llera, Pasolini, Freud, Nietzsche, Schopenhauer, credo di non aver tralasciato nessuno spunto, ma proprio nessuno. E' stata l'esperienza più bella della mia vita.

Ringrazio Lara per la sua disponibilità e spero tanto ci sia occasione di incontrarla anche dal vivo questa estate, magari a Mollarella, la sua spiaggia preferita di Licata e che ho avuto occasione di frequentare anche io. Grazie Lara!